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	<title>analisi &amp; report Archivi - ComplianceDesign.it</title>
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	<description>Drive Business Integrity</description>
	<lastBuildDate>Mon, 08 Jun 2026 14:32:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;impresa aumentata: governance, competenze e responsabilità nell&#8217;era dell&#8217;AI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:59:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Work Trend Index 2026 di Microsoft offre una prospettiva particolarmente interessante sull&#8217;evoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale nelle organizzazioni. Se negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sulle potenzialità degli strumenti e sulla velocità della loro diffusione, la ricerca suggerisce che stia emergendo una nuova fase, nella quale il valore non deriva più soltanto dall&#8217;adozione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://www.microsoft.com/en-us/worklab/work-trend-index/agents-human-agency-and-the-opportunity-for-every-organization"><strong><em>Work Trend Index 2026</em> di Microsoft</strong> </a>offre una prospettiva particolarmente interessante sull&#8217;evoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale nelle organizzazioni. Se negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sulle potenzialità degli strumenti e sulla velocità della loro diffusione, la ricerca suggerisce che stia emergendo una nuova fase, nella quale il valore non deriva più soltanto dall&#8217;adozione della tecnologia, ma dalla capacità di integrarla efficacemente nei processi, nei modelli decisionali e negli assetti di governance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, il report può essere letto come qualcosa di più di un&#8217;analisi sul futuro del lavoro. <strong>È una riflessione sul modo in cui le organizzazioni stanno evolvendo per valorizzare sistemi intelligenti sempre più presenti nelle attività quotidiane e, soprattutto, sul ruolo che leadership, competenze e funzioni di controllo saranno chiamate a svolgere in questa trasformazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati raccolti da Microsoft mostrano con chiarezza questa evoluzione. Analizzando oltre 100 mila interazioni con Microsoft 365 Copilot, il report evidenzia come quasi la <strong>metà delle attività svolte attraverso l&#8217;intelligenza artificiale riguardi analisi, problem solving, valutazioni e attività creative</strong>. Un dato che conferma come l&#8217;AI stia progressivamente entrando nei processi attraverso cui le organizzazioni elaborano informazioni, costruiscono conoscenza e supportano le decisioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario il valore professionale tende a spostarsi dall&#8217;esecuzione al giudizio. Se una parte crescente delle attività operative può essere supportata da sistemi intelligenti, assumono un&#8217;importanza sempre maggiore la capacità di interpretare i risultati, contestualizzarli e valutarne l&#8217;affidabilità rispetto agli obiettivi dell&#8217;organizzazione. Non sorprende quindi che tra le competenze maggiormente valorizzate dagli utilizzatori emergano il pensiero critico e la capacità di valutare la qualità degli output generati dall&#8217;AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio in questo passaggio che il tema della governance assume una nuova centralità. L&#8217;intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto uno strumento a supporto delle attività aziendali, ma una componente sempre più integrata nei processi attraverso cui vengono formulate raccomandazioni, assunte decisioni e coordinate attività operative. Di conseguenza, <strong>la riflessione si sposta progressivamente dalla tecnologia all&#8217;organizzazione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dal report riguarda infatti <strong>la crescente diffusione degli agenti AI, sistemi capaci non solo di fornire informazioni o generare contenuti, ma anche di svolgere attività articolate</strong>, coordinare workflow e contribuire all&#8217;esecuzione di processi complessi. Questa evoluzione apre nuove opportunità di efficienza e innovazione, ma richiede al tempo stesso una <strong>maggiore attenzione alla qualità dei dati, alla supervisione umana, alla tracciabilità delle decisioni e alla definizione delle responsabilità lungo l&#8217;intero processo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che governare una tecnologia, le organizzazioni sono quindi chiamate a governare un nuovo ecosistema decisionale nel quale persone e sistemi intelligenti operano in modo sempre più integrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo percorso, <strong>l&#8217;AI Literacy assume un&#8217;importanza strategica. </strong>Non rappresenta soltanto una competenza tecnica da sviluppare, ma il fondamento sul quale costruire modelli di governance realmente efficaci.<strong> Comprendere il funzionamento, le opportunità e i limiti dell&#8217;intelligenza artificiale consente infatti di attribuire responsabilità in modo consapevole, progettare controlli adeguati e orientare le decisioni organizzative con maggiore efficacia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante anche alla luce dell&#8217;AI Act europeo, che richiama espressamente la necessità di promuovere adeguati livelli di alfabetizzazione sull&#8217;intelligenza artificiale. <strong>Prima ancora di governare la tecnologia, è necessario comprenderla.</strong> Solo su questa base possono svilupparsi processi solidi, responsabilità chiare e una leadership capace di accompagnare l&#8217;evoluzione organizzativa. In assenza di tale consapevolezza, anche gli strumenti più avanzati rischiano di esprimere soltanto una parte del proprio potenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca Microsoft evidenzia inoltre un altro elemento di grande interesse: <strong>l&#8217;impatto dell&#8217;intelligenza artificiale dipende in larga misura dalla qualità della leadership, della cultura aziendale e dei modelli organizzativi adottati.</strong> È un&#8217;indicazione che rafforza l&#8217;idea secondo cui la trasformazione non sia principalmente una questione tecnologica, ma un percorso di evoluzione manageriale e organizzativa. Le aziende che riusciranno a creare contesti favorevoli alla sperimentazione, all&#8217;apprendimento e alla collaborazione tra persone e sistemi intelligenti saranno probabilmente quelle che sapranno generare il maggior valore nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva assume particolare rilevanza anche il concetto di <em><strong>Owned Intelligence</strong></em>, introdotto nel report per descrivere la capacità delle organizzazioni di trasformare dati, workflow, interazioni ed esperienze in patrimonio aziendale strutturato. <strong>Se l&#8217;accesso ai modelli di intelligenza artificiale tenderà progressivamente a democratizzarsi, il vero elemento distintivo sarà la capacità di apprendere dal loro utilizzo, trasformando conoscenze diffuse in competenze organizzative condivise.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione del dato, la qualità delle informazioni, la conservazione della conoscenza e la capacità di trasferire l&#8217;apprendimento all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione diventano quindi fattori sempre più rilevanti per costruire vantaggi competitivi duraturi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le funzioni di compliance, risk management, internal audit, legal e security si apre, in questo contesto, una fase particolarmente interessante. L&#8217;integrazione dell&#8217;intelligenza artificiale nei processi aziendali amplia infatti il contributo che queste funzioni possono offrire all&#8217;organizzazione.<strong> Accanto alle tradizionali attività di presidio e verifica, cresce il loro ruolo nella definizione dei modelli decisionali, nella progettazione dei controlli e nella costruzione di assetti di governance capaci di coniugare innovazione, fiducia e responsabilità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Work Trend Index 2026 suggerisce, in definitiva, che <strong>le organizzazioni più evolute non saranno necessariamente quelle che utilizzeranno più intelligenza artificiale, ma quelle che sapranno integrare tecnologia, competenze e governance in un disegno coerente.</strong> Una prospettiva che richiama direttamente il ruolo delle funzioni di controllo e la necessità di sviluppare nuove capacità per accompagnare un cambiamento destinato a incidere sempre più profondamente sul modo in cui le imprese creano valore, prendono decisioni e costruiscono conoscenza.</p>
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		<title>Tra imprenditori e lavoratori autonomi cresce la percezione di richieste illecite</title>
		<link>https://compliancedesign.it/tra-imprenditori-e-lavoratori-autonomi-cresce-la-percezione-di-richieste-illecite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2024 09:28:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo il 38,5% degli imprenditori, liberi professionisti e lavoratori in proprio (circa 2milioni e 900mila nel 2022-2023) capita di essere obbligati (sempre o spesso) a pagare per ottenere licenze e concessioni o contratti con la P.A., permessi per l’import e l’export, oppure per agevolare pratiche fiscali o velocizzare procedure giudiziarie. Lo rileva il report dell’Istat [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Secondo il 38,5% degli imprenditori, liberi professionisti e lavoratori in proprio (circa 2milioni e 900mila nel 2022-2023) capita di essere obbligati (sempre o spesso) a pagare per ottenere licenze e concessioni o contratti con la P.A., permessi per l’import e l’export, oppure per agevolare pratiche fiscali o velocizzare procedure giudiziarie. Lo rileva il report dell’Istat “La Corruzione in Italia–anno 2022-2023” in uno dei suoi passaggi (<a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.istat.it/it/files//2024/06/Report-Corruzione.pdf">clicca per il report completo</a>).</p>
<p style="text-align: left;">La percezione della diffusione della corruzione risulta, dunque, in crescita rispetto a quella, già rilevante, stimata nell’Indagine precedente (32,4%). Gli imprenditori e i lavoratori autonomi intervistati che presentano una maggiore percezione della diffusione della corruzione sono quelli che lavorano nell’ambito dell’industria e delle attività manifatturiere, il 71,5% dei quali (circa 986mila) ritiene che si sia obbligati a pagare sempre o spesso per almeno uno dei servizi o facilitazioni citati. Seguono coloro che svolgono le proprie attività nei settori delle costruzioni (circa 516mila) e dell’agricoltura, caccia e pesca (circa 361mila).</p>
<p style="text-align: left;">È, invece, il settore delle intermediazioni monetarie e finanziarie quello in cui meno intervistati dichiarano che si è costretti a pagare sempre o spesso per i servizi o i favori citati (circa 29mila). Secondo i lavoratori autonomi risulta di particolare rilevanza la percezione relativa all’ambito dei contratti con la PA, per i quali per oltre un rispondente su quattro (il 25,2%, circa 1milione e 897mila) dichiara che in genere si è obbligati a pagare sempre o spesso. Riguardo l’agevolazione di pratiche fiscali e l’ottenimento di licenze o concessioni, ci si attesta rispettivamente al 16,2% e al 15,4%. La corruzione percepita come meno diffusa è quella attinente le procedure giudiziarie e i permessi per l’import e l’export.</p>
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		<title>ESG &#038;  Due Diligence: perché è importante?</title>
		<link>https://compliancedesign.it/esg-due-diligence-perche-e-importante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 17:39:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;attenzione ai fattori ESG (Environmental, Social, Governance) è cresciuta rapidamente, da iniziativa di responsabilità sociale d&#8217;impresa lanciata dalle Nazioni Unite nel 2004 a fenomeno globale. Questa crescita è stata determinata da una sempre maggiore consapevolezza dei problemi legati alla sostenibilità e dalla presa di coscienza da parte degli investitori dell&#8217;importanza di incorporare i fattori ESG [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">L&#8217;attenzione ai fattori ESG </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">(Environmental, Social, Governance) è cresciuta rapidamente, da iniziativa di responsabilità sociale d&#8217;impresa lanciata dalle Nazioni Unite nel 2004 a fenomeno globale. Questa crescita è stata determinata da una sempre maggiore consapevolezza dei problemi legati alla sostenibilità e dalla presa di coscienza da parte degli investitori dell&#8217;importanza di incorporare i fattori ESG nelle decisioni strategiche, di investimento, per ridurre il rischio e promuovere la sostenibilità.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">L’esponenziale crescita del peso dei fattori ESG e delle relative normative rende interessante esplorare e analizzare l&#8217;intersezione tra ESG e Due Diligence in ambiente aziendale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">L&#8217;intersezione tra Due Diligence e ESG</span></strong><br />
<span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">La due diligence ESG è il processo di valutazione delle politiche e dei fattori di rischio ambientali, sociali e di governance di un&#8217;azienda al fine di offrire un quadro informativo esaustivo per procedere a decisioni di investimento etiche e meno rischiose, fusioni e acquisizioni, ma anche per valutare nuove relazioni commerciali con fornitori e partner.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Per quanto riguarda l&#8217;aspetto ambientale, la due diligence ESG esamina il modo in cui l&#8217;azienda gestisce materiali pericolosi, il suo impatto inquinante e l&#8217;impiego delle risorse naturali. Per quanto riguarda l&#8217;aspetto sociale, viene valutata la conformità dell&#8217;azienda agli standard in materia di lavoro e diritti umani. In merito alla governance, esamina fattori quali la leadership, la retribuzione dei dirigenti, le revisioni contabili e i diritti degli azionisti. </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">L&#8217;esecuzione di un&#8217;accurata due diligence ESG aiuta gli investitori a identificare e mitigare i potenziali rischi e cogliere opportunità.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none"><strong>ESG Regulatory Framework</strong><br />
Negli ultimi anni l&#8217;Unione Europea ha introdotto diverse normative chiave per migliorare la trasparenza aziendale e la rendicontazione della sostenibilità. La normativa più importante è l<strong>a </strong></span><em><strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)</span></strong></em><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">, entrata in vigore nel gennaio 2023. La CSRD impone alle imprese dell&#8217;UE di riferire sugli aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG) delle proprie operazioni e introduce gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) per allinearsi agli standard internazionali.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Un altro atto legislativo significativo è la </span><em><strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDD)</span></strong></em><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">. La CSDDD mira a garantire che le imprese identifichino, prevengano, attenuino e rendano conto degli impatti negativi per quanto concerne diritti umani e ambiente nelle loro operazioni e value chains. Questa direttiva obbligherebbe le imprese a condurre una due diligence non solo sulle proprie operazioni, ma anche sulle filiali e sulle singole entità che formano la loro catena del valore. Dopo un inizio piuttosto travagliato, lo scorso 24 aprile, la direttiva è stata approvata dal Parlamento europeo con 374 voti favorevoli, 235 contrari e 19 astensioni. Secondo il testo di legge approvato dal Parlamento le nuove norme riguarderanno sia le società madri che le imprese dell&#8217;Unione Europea con più di 1.000 dipendenti e un fatturato globale superiore a 450 milioni di euro.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Mentre l&#8217;UE si sta dimostrando leader nelle normative ESG e di rendicontazione non finanziaria, anche altre regioni stanno discutendo di normative ESG. In alcuni Paesi asiatici, l&#8217;attenzione si concentra maggiormente sulla gestione del rischio, come nel caso dell&#8217;Autorità monetaria di Singapore (MAS) che ha lanciato linee guida sulla gestione del rischio ambientale per gestori </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">patrimoniali, banche e assicurazioni.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Altri Paesi asiatici si trovano in fasi diverse di integrazione dei principi ESG nelle loro pratiche di approvvigionamento, e alcuni stanno pensando di adottare quadri ESG simili a quelli dell&#8217;UE. Il contesto politico degli Stati Uniti, invece, ha portato a un approccio più frammentato alle politiche ESG; il Medio Oriente è invece guidato dalle tendenze globali e dall&#8217;attenzione strategica della regione verso la diversificazione e la sostenibilità, in particolare nel settore energetico.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none"><strong>ESG limiti e sfide</strong><br />
Quando gli stakeholder cercano di conformarsi ai requisiti ESG, possono trovarsi ad affrontare diverse sfide. Per quanto riguarda la rendicontazione ESG, si tratta di misurare, quantificare e rendicontare in modo accurato ed efficace le performance di sostenibilità. Ciò comporta la creazione di solidi processi di raccolta dati per dimostrare la performance e costruire una reputazione ESG.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">La raccolta dei dati rappresenta un ostacolo significativo a causa di problemi quali la frammentazione dei dati, i flussi di lavoro inefficienti e la complessità stessa dei dati ambientali, sociali e di governance. La natura </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">in evoluzione delle normative ESG aggiunge ulteriore complessità, in quanto le organizzazioni devono rimanere aggiornate </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">con standard e quadri in continua evoluzione.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">La presenza di più quadri di riferimento ESG contribuisce anche alla scarsa comparabilità </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">tra i report, rendendo difficile il compito degli investitori, che chiedono coerenza. Inoltre, le organizzazioni faticano a comprendere, gestire </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">e quantificare i rischi ESG in modo efficace, il che è fondamentale per migliorare i piani ESG </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">e affrontare le questioni materiali.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Queste sfide e limitazioni significano che probabilmente assisteremo a una fluttuazione delle normative e dei processi man mano che </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">gli standard internazionali prenderanno forma e saranno messi in atto. Nonostante queste sfide, si crede che la trasparenza in merito ai dati ESG possa ripagare per le imprese nel lungo termine.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none"><strong>L&#8217;importanza dei fattori ESG per industria e commercio</strong><br />
Un articolo della Harvard Business Review suggerisce che un orientamento ESG può aiutare</span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none"> il management a ridurre i costi di capitale e a migliorare la quotazione dell&#8217;azienda. Questo perché le aziende che dimostrano una migliore performance ESG avranno accesso a pool di capitale più ampi, dato che un maggior numero di investitori sceglie di parteciparvi. Secondo lo studio, questo non accade solo nei mercati azionari, </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">ma anche in quello dei prestiti, dove alcune banche stanno legando i tassi di interesse dei prestiti alla performance ESG.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">In secondo luogo, azioni positive e trasparenza sulle questioni ESG possono aiutare le aziende </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">a proteggere le loro quotazioni, dato che un numero sempre maggiore di autorità di </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">regolamentazione e di governi, a livello globale, impone la divulgazione di informazioni ESG.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Ad esempio, dopo che l&#8217;Unione Europea ha annunciato requisiti di trasparenza più ampi, il mercato azionario ha reagito positivamente per le aziende con una forte trasparenza sul fronte ESG e negativamente per quelle con un livello di trasparenza più basso. Inoltre, non solo i Paesi sviluppati stanno adottando e applicando le normative sulla divulgazione, ma anche molti mercati emergenti, tra cui Sudafrica, Brasile, India e Cina.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Inoltre, gli sforzi per garantire pratiche sostenibili contribuiranno a mantenere alta la soddisfazione degli azionisti nei confronti della leadership del consiglio di amministrazione. In altre parole, se un maggior numero di investitori con un maggior numero di asset in gestione si impegnerà negli investimenti ESG, avrà un maggior potere di voto per ottenere dei cambiamenti.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Gli azionisti di un numero crescente di società hanno già presentato proposte per migliorare la diversità di genere nei Cda, raccogliendo un livello di sostegno inimmaginabile anche solo 10 anni fa. Infine, e soprattutto, le pratiche ESG fanno parte di una strategia a lungo termine e ogni azienda ha bisogno di investitori che sostengano la visione e i piani del management per il futuro.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">In generale, le società con migliori performance ESG tendono ad avere costi di capitale più bassi e valutazioni più elevate. Ciò è dovuto al fatto che gli investitori focalizzati sui temi ESG sono attratti da queste aziende, che si trovano così ad avere accesso a un bacino di capitale più ampi. Inoltre, le azioni ESG positive e la trasparenza possono contribuire a proteggere le valutazioni con l&#8217;espansione delle norme di divulgazione ESG a livello globale.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Le pratiche sostenibili aiutano anche a mantenere la soddisfazione degli azionisti nei confronti della leadership, in quanto gli investitori focalizzati sull&#8217;ESG ottengono un maggiore potere di voto. In definitiva, l&#8217;ESG è una parte fondamentale della strategia di lungo termine e le aziende hanno bisogno di investitori che sostengano la visione del management per il futuro. Una parte fondamentale della performance ESG è rappresentata da un&#8217;informativa efficace e da una due diligence che evidenzi e imponga l&#8217;impegno verso le politiche ESG.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Con l&#8217;aumento delle normative, aumenterà anche la necessità di misure di conformità ESG efficaci e di una due diligence di alta qualità</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://compliancedesign.it/esg-due-diligence-perche-e-importante/">ESG &#038;  Due Diligence: perché è importante?</a> proviene da <a href="https://compliancedesign.it">ComplianceDesign.it</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Global Corruption Index 2023: L’Italia tra i 35 Paesi migliori in  classifica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 11:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Global Risk Profile (GRP) ha pubblicato l&#8217;edizione 2023 del Global Corruption Index (GCI), che fornisce una valutazione completa sullo stato della corruzione e di altri crimini dei colletti bianchi in tutto il mondo. IL RANKING Dopo essersi classificata al primo posto nel 2019 e nel 2021, la Finlandia riprende il comando nel 2023. Il paese [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Global Risk Profile (GRP) ha pubblicato l&#8217;edizione 2023 del Global Corruption Index (GCI), che fornisce una valutazione completa sullo stato della corruzione e di altri crimini dei colletti bianchi in tutto il mondo.</p>
<p><strong>IL RANKING</strong><br />
<img decoding="async" class="size-full wp-image-6966 alignleft" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/11/top10.png" alt="" width="364" height="341" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/11/top10.png 364w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/11/top10-300x281.png 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/11/top10-150x141.png 150w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" />Dopo essersi classificata al primo posto nel 2019 e nel 2021, la Finlandia riprende il comando nel 2023. Il paese con i migliori risultati dell’anno scorso, la Norvegia, arriva al secondo posto quest’anno, mentre al terzo posto troviamo la Nuova Zelanda. L&#8217;Europa afferma il suo predominio nella top 10, con, rispettivamente, Svezia (4°), Danimarca (5°) ed Estonia (6°).<br />
<strong>Nel 2023 l’Italia risale una posizione e si colloca alla 35esima posizione su 196</strong>, confermandosi tra i Paesi a basso rischio. Il punteggio di rischio (29,66) è migliorato rispetto al 2022 (29,83) e al 2021 (30,12), mostrando un trend positivo negli ultimi anni.</p>
<p>Sebbene i punteggi di rischio regionali abbiano registrato cambiamenti minimi tra il 2022 e il 2023, l’Europa mantiene la sua distinzione con il punteggio di rischio più basso (29,7), seguita da Oceania e Nord America (rispettivamente 40,1 e 43,8). Il Sud America (46,1) si avvicina alla media globale (45,9), mentre l’Asia resta indietro (50,1) e l’Africa rimane la regione con il punteggio di rischio medio più alto (57,9). Sebbene la media mondiale sia rimasta invariata durante questo periodo, Europa, Oceania, Sud America e Asia hanno registrato lievi diminuzioni nei punteggi medi di rischio, mentre l’Africa ha registrato un leggero aumento.</p>
<p>Queste tendenze sottolineano la crescente disparità nei rischi di corruzione e criminalità dei colletti bianchi tra i paesi a basso rischio e quelli con maggiori vulnerabilità. Questo contrasto è ulteriormente evidenziato quando si confrontano le prime 20 e le ultime 20 classifiche. I paesi con un rischio molto basso (i primi 20) hanno visto il loro punteggio di rischio medio diminuire da 14,3 a 13,7, prevalentemente costituiti da paesi europei. D’altro canto, i paesi ad alto rischio (ultimi 20) hanno mantenuto un punteggio di rischio medio di 75,4, con Asia e Africa che popolano prevalentemente questo segmento.</p>
<p>Oltre a valutare la corruzione, il Global Corruption Index svela approfondimenti su altri crimini dei colletti bianchi ed espone le vulnerabilità specifiche di ciascun paese. In particolare, Lussemburgo e Liechtenstein, pur ottenendo buoni risultati nel sottoindice Corruzione, classificandosi rispettivamente all’8° e 18° posto, mostrano un punteggio di rischio medio nel sottoindice<br />
“Criminalità dei colletti bianchi”, classificandosi rispettivamente al 60° e 94° su 196 paesi. Allo stesso modo, gli Emirati Arabi Uniti ottengono un punteggio di corruzione relativamente buono<br />
(44°), ma ricevono un punteggio ad alto rischio nei crimini dei colletti bianchi, classificandosi al 144° posto.</p>
<p>Su scala globale, gli Stati Uniti hanno compiuto progressi significativi, scalando sette posizioni dal 31° nel 2022 al 24° nel 2023, riconquistando la classifica del 2018. Questo miglioramento può<img decoding="async" class="size-full wp-image-6967 alignright" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/11/bottom-10.png" alt="" width="364" height="341" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/11/bottom-10.png 364w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/11/bottom-10-300x281.png 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/11/bottom-10-150x141.png 150w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" /><br />
essere attribuito a un punteggio di rischio migliore nel sottoindice Corruzione, che li colloca al 25° posto. Anche la performance della Cina è migliorata, passando dal 117° al 113° posto, la migliore posizione finora raggiunta nel GCI. I progressi della Cina sono dovuti principalmente al buon posizionamento nel sottoindice della criminalità dei colletti bianchi (91°), nonostante un posizionamento inferiore nel sottoindice della corruzione (126°).</p>
<p>Al contrario, la Russia perde due posizioni, scendendo dal 125° al 127°. In particolare, la Russia ha uno dei punteggi di rischio di corruzione più alti, classificandosi al 144° posto nel sottoindice Corruzione.  I paesi con i risultati migliori per regione sono Canada (Nord America), Uruguay (Sud America), Finlandia (Europa), Capo Verde (Africa), Singapore (Asia) e Nuova Zelanda (Oceania). I paesi che presentano i rischi più elevati nel GCI includono Yemen, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Corea del Nord e Siria, che arrivano all’ultimo posto, rispecchiando la classifica del 2022.</p>
<p>Per risultati GCI dettagliati 2023, dati interattivi e documentazione tecnica, visitare il sito Web dedicato: <a href="http://risk-indexes.com/global-corruption-index">risk-indexes.com/global-corruption-index</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A proposito del GCI</strong><br />
Dal 2018, il Global Corruption Index (GCI) misura sia la corruzione pubblica che privata (in base alla sua percezione ed esperienza), nonché altri crimini dei colletti bianchi, come il riciclaggio di<br />
denaro e le questioni relative al finanziamento del terrorismo. Dotata di dati aggiornati, l’edizione 2023 del GCI offre un punteggio di rischio, una classifica e una valutazione per ben 196 paesi e<br />
territori sulla base di una serie di 42 variabili.<br />
<strong>A proposito di GRP</strong><br />
Global Risk Profile (GRP) è una società svizzera leader specializzata in servizi relativi all&#8217;etica e alla conformità. Fin dalla sua fondazione nel 2009, GRP pone la Due Diligence al centro delle<br />
proprie attività. Adatti sia alle multinazionali che alle piccole imprese, i servizi spaziano ora dai controlli e indagini di due diligence con copertura e ambito diversi alle soluzioni software di<br />
conformità.</p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Indagine sul Whistleblowing in Italia (2023)</title>
		<link>https://compliancedesign.it/indagine-sul-whistleblowing-in-italia-2023/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 20:35:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A due mesi dall’entrata in vigore della Legge Italiana sul Whistleblowing (d.Lgs n. 24/2023), in che misura e come le aziende italiane si sono adeguate ai nuovi requisiti? EQS Group Italia in collaborazione con EY Italia ha presentato i dati inediti della seconda indagine sul whistleblowing nelle aziende italiane. L’inchiesta – condotta tra il 4 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A due mesi dall’entrata in vigore della Legge Italiana sul Whistleblowing (d.Lgs n. 24/2023), in che misura e come le aziende italiane si sono adeguate ai nuovi requisiti?</p>
<p><strong>EQS Group Italia in collaborazione con EY Italia ha presentato i dati inediti della seconda indagine sul whistleblowing nelle aziende italiane.</strong><br />
L’inchiesta – condotta tra il 4 settembre e l’8 ottobre 2023 – mira a fotografare le correnti modalità di raccolta e gestione delle segnalazioni nelle aziende e organizzazioni italiane, così come a rilevare gli impatti che la recente entrata in vigore della Legge Italiana sul Whistleblowing (d.Lgs n. 24/2023) ha avuto su strumenti e processi in materia, grazie al confronto tra le evidenze emerse nell’edizione 2022 e quella di quest’anno. <strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">È possibile visionare il report completo su sito di EQS Group cliccando sul seguente link <span style="color: #800000;"><a style="color: #800000;" href="https://www.integrityline.com/it/competenza/white-paper/report-indagine-whistleblowing-italia/">risultati survey</a></span></span></strong></p>
<p>Sul campione di 135 aziende intervistate, provenienti da differenti settori e con diverse dimensioni, solamente un 16% dichiara di non essere in possesso di un sistema di segnalazione di illeciti interno. Questo dato evidenzia un miglioramento rispetto a quanto rilevato nel 2022 (22%) e lascia presupporre un nesso positivo con l’arrivo della nuova disciplina italiana in materia.</p>
<blockquote>
<h4 class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"><strong><span style="background-color: #f8f8f8;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Solo il 16% di aziende dichiara di non avere avuto, negli ultimi 12 mesi, un sistema di segnalazione interno</span></span></strong></span></h4>
</blockquote>
<p><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Tuttavia, analizzando in dettaglio la composizione delle aziende sprovviste di un sistema, si rileva la presenza di organizzazioni con oltre 250 dipendenti (23% sul 16% totale), che risultano quindi inadempienti rispetto ai nuovi requisiti del d.Lgs n. 24/2023 in vigore su questo segmento di aziende dallo scorso 15 luglio.</span></p>
<blockquote>
<h4 class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"><strong><span style="background-color: #f8f8f8;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Tra le aziende senza un sistema di segnalazione, il 23% hanno più di 250 dipendenti, nonostante il termine di adeguamento sia giò passato</span></span></strong></span></h4>
</blockquote>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6900 alignleft" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/1.png" alt="" width="617" height="333" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/1.png 1045w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/1-300x162.png 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/1-1024x553.png 1024w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/1-768x414.png 768w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/1-778x420.png 778w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/1-150x81.png 150w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/1-696x376.png 696w" sizes="auto, (max-width: 617px) 100vw, 617px" /></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Analizzando la scelta del canale di segnalazione messo a disposizione, invece, quest’anno si attesta al primo posto (66%) la piattaforma in cloud realizzata da provider esterni e solamente al secondo posto l’utilizzo di una casella e-mail dedicata (53%). </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Malgrado la rinnovata attenzione verso la sicurezza del sistema, si evidenzia che il 20% delle aziende intervistate dichiara di affidarsi solamente alla casella e-mail per la ricezione delle segnalazioni di illeciti. </span>Anche rispetto a questo punto, non pare essere ancora ultimato l’adeguamento alla nuova normativa né alle nuove linee guida pubblicate da ANAC che considerano la mail non compliant.</p>
<p><strong>Presa in carico delle segnalazioni</strong><br />
Rispetto alla scelta del destinatario e gestore delle segnalazioni, invece, l’organismo di vigilanza (O.d.V.) si conferma anche quest’anno al primo posto (41%), anche se emerge un netto aumento – soprattutto nelle aziende con oltre 1000 dipendenti – dell’affidamento della tematica a un organo collegiale interno preposto (ad esempio il cd. “Comitato Whistleblowing”) che dal 15% del 2022 sale al 26% – sintomo di una crescente volontà di occuparsi direttamente del tema.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6901 alignright" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/3.png" alt="" width="711" height="228" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/3.png 1079w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/3-300x96.png 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/3-1024x328.png 1024w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/3-768x246.png 768w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/3-150x48.png 150w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/3-696x223.png 696w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/3-1068x342.png 1068w" sizes="auto, (max-width: 711px) 100vw, 711px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body"><strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">I whistleblower sono ancora in maggioranza dipendenti diretti dell’organizzazione </span></strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">nonostante si noti un aumento di 3 punti in percentuale di segnalazioni provenienti da dipendenti di aziende fornitrici o partner dell’azienda in questione. Questo incremento può essere fatto risalire all’ampliamento dell’ambito soggettivo imposto dalla nuova legge italiana che, come per la Direttiva UE 2019/1937, prevede l’estensione delle tutele a queste categorie. Tra chi segnala, inoltre, oltre il 60% sceglie la modalità di tipo anonimo, ora garantita dalla maggior parte delle aziende sebbene non obbligatoria per legge.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body"><strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">In media le aziende italiane ricevono 6,7 segnalazioni di sospetti di illeciti ogni anno </span></strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">con un aumento rispetto a quanto emerso lo scorso anno per le fasce di 250-999 dipendenti (6 vs. 1,5 del 2022), 1.000-4.999 dipendenti (5 vs. 3,2) e 5.000-10.000 (18 vs. 15,5). </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">La bontà di queste segnalazioni viene confermata da percentuali che toccano il 90% per quanto riguarda la conseguente apertura di un’indagine interna atta ad approfondire quanto riportato dai whistleblower così come dalla presa di provvedimenti disciplinari per una media del 20% dei casi, dato in aumento rispetto al 2022 (17%) e che sfiora il 34% per le aziende con 250-500 dipendenti.</span></p>
<blockquote>
<h4 class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"><strong><span style="background-color: #f8f8f8;"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Le aziende di dimensione sotto i mille dipendenti scelgono di affidare la presa in carico delle segnalazioni all&#8217;OdV. Le azinde sopra i mille dipendenti hanno optato per la funzione di Internal Audit. Le aziende sopra i 5 mila dipendenti si affidano all&#8217;organo collegiale o alla funzione di Internal Audit.</span></span></strong></span></h4>
</blockquote>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none"><strong>Le segnalazioni, per lo più dedicate a temi afferenti allo scorretto trattamento dei dipendenti e il conflitto di interessi</strong> </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">vengono chiuse e archiviate solamente nel 33% dei casi in conformità con le tempistiche previste dalla legge italiana (7 giorni per la notifica della ricezione del caso e 90 per la comunicazione dell’esito). </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Il 60% dei rispondenti, invece, si dichiara non in grado di stimare le relative tempistiche – indicatore che evidenzia la necessità di dotarsi di strumenti adeguati al monitoraggio di questo parametro. Non pare essere un caso, il fatto che il 31% di queste aziende faccia affidamento solamente a canali di tipo tradizionale, come la casella e-mail, la posta oppure la linea telefonica.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-start para-style-body"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6907 alignleft" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/5.png" alt="" width="614" height="333" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/5.png 638w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/5-300x163.png 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/5-150x81.png 150w" sizes="auto, (max-width: 614px) 100vw, 614px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Per finire, si segnala che le aziende italiane, oltre al semplice adeguamento ai requisiti normativi previsti, si stanno impegnando a promuovere una cultura organizzativa basata su trasparenza e fiducia, come dimostrato dal 60% di rispondenti che hanno deciso di dare la possibilità di segnalare anche illeciti su tematiche non comprese nella legge.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6908" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7.png" alt="" width="636" height="390" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7.png 1094w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7-300x184.png 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7-1024x628.png 1024w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7-768x471.png 768w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7-685x420.png 685w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7-150x92.png 150w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7-696x427.png 696w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/10/7-1068x655.png 1068w" sizes="auto, (max-width: 636px) 100vw, 636px" /></p>
<p><strong><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">È possibile visionare il report completo su sito di EQS Group cliccando sul seguente link <span style="color: #800000;"><a style="color: #800000;" href="https://www.integrityline.com/it/competenza/white-paper/report-indagine-whistleblowing-italia/">risultati survey</a></span></span></strong></p>
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			</item>
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		<title>CPI 2022, l&#8217;Italia conferma il punteggio e guadagna una posizione</title>
		<link>https://compliancedesign.it/cpi-2022-litalia-conferma-il-punteggio-e-guadagna-una-posizione1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2023 11:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
		<category><![CDATA[Transparency International]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Transparency International ha pubblicato l’edizione 2022 dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI). Il CPI 2022 colloca l’Italia al 41° posto, con un punteggio di 56. Dopo il balzo in avanti di 10 posizioni nel CPI 2021, l’Italia conferma il punteggio dello scorso anno e guadagna una posizione nella classifica globale dei 180 Paesi oggetto della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="uk-panel uk-margin">
<p>Transparency International ha pubblicato l’edizione 2022 dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI). Il CPI 2022 colloca l’Italia al 41° posto, con un punteggio di 56. Dopo il balzo in avanti di 10 posizioni nel CPI 2021, l’Italia conferma il punteggio dello scorso anno e guadagna una posizione nella classifica globale dei 180 Paesi oggetto della misurazione.</p>
<p>L’Indice di Percezione della Corruzione, elaborato annualmente da Transparency International, classifica i Paesi in base al livello di corruzione percepita nel settore pubblico, attraverso l’impiego di 13 strumenti di analisi e di sondaggi rivolti ad esperti provenienti dal mondo del <em>business</em>. Il punteggio finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita).</p>
<p>Il Report CPI 2022 mette in evidenza la forte correlazione tra corruzione, conflitti e sicurezza. La corruzione erode le risorse per il benessere comune, genera tensioni sociali, riduce la fiducia nei governi, crea terreno fertile per attività criminali, in definitiva minaccia la stabilità politica, sociale ed economica di un Paese. Con un punteggio medio di 66 su 100, l&#8217;Europa occidentale e l&#8217;Unione europea (UE) è ancora una volta la regione con il punteggio più alto nell&#8217;Indice di Percezione della Corruzione (CPI) e l’Italia è tra i paesi dell’area che hanno registrato maggiori progressi dal 2012 al 2022, nonostante resti ancora sotto la media del punteggio europeo. Il CPI 2022 conferma, infatti, l’Italia al 17° posto tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea.</p>
<p><em>“Il punteggio ed il conseguente posizionamento del nostro Paese confermano l’Italia nel gruppo dei paesi europei in ascesa sul fronte della trasparenza e del contrasto alla corruzione. Un risultato frutto dell’applicazione delle misure normative in tema di prevenzione della corruzione adottate nell’ultimo decennio e dell’attenzione che su di essa ha riversato il decisore politico.”</em> <em>&#8211; </em>ha commentato <strong>Iole Anna Savini</strong>, la Presidente di Transparency International Italia – <em>“Il decisore politico dovrà mettere al centro della sua agenda i temi della trasparenza e della lotta alla corruzione: rafforzare i controlli, scongiurare i conflitti di interesse, promuovere la trasparenza definendo regole adeguate per il bilanciamento tra il diritto all’informazione e la sensibilità dei dati, regolare le attività di lobbying.”</em> – conclude la Presidente.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-5699 alignleft" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/sss-224x300.png" alt="" width="450" height="603" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/sss-224x300.png 224w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/sss-313x420.png 313w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/sss-150x201.png 150w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/sss-300x402.png 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/sss.png 372w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>L&#8217;Italia ha beneficiato delle misure anticorruzione adottate nell&#8217;ultimo decennio, compreso un nuovo codice degli appalti che ha portato a una maggiore trasparenza. Tuttavia, la volatilità politica e le elezioni anticipate hanno gravemente ritardato i progressi su fondamentali capisaldi per la lotta alla corruzione: la regolamentazione del lobbying e il conflitto di interessi.</p>
<p><em>“I progressi degli ultimi dieci anni non ci devono indurre ad abbassare l’attenzione” </em>– dichiara <strong>Giovanni Colombo</strong>, il direttore di Transparency International Italia &#8211; <em>“c’è ancora molto da fare in tema di anticorruzione ed alcune questioni rilevanti vanno risolte al più presto</em>: <em>la messa a disposizione del registro dei titolari effettivi e la regolamentazione del lobbying, temi tornati alla ribalta con le recenti lacune emerse a livello europeo e il nuovo codice appalti che sarà determinante per sostenere eticamente le realizzazioni del PNRR. Infine, oltre ad efficaci passi normativi, auspichiamo un aumento del livello di osservazione e partecipazione dei cittadini ai temi della trasparenza e dell’integrità, garanzia di attenzione generale e sprone per i miglioramenti attesi.”</em></p>
<p>A livello globale, nel CPI 2022, la Danimarca rimane al vertice con 90 punti, seguita dalla Nuova Zelanda e dalla Finlandia con 87 punti, a seguire la Norvegia con 84 e Singapore e la Svezia con 83. In fondo alla classifica troviamo la Somalia con 12 punti, la Siria e il Sud Sudan con 13 punti, il Venezuela con 14 punti. In generale, la classifica trasversale che raggruppa le nazioni con un sistema di governo democratico registra un punteggio medio molto alto, pari a 70 punti; al contrario le autocrazie generano un punteggio medio molto basso, pari a 26 punti. Dal 2012 al 2022, solo 25 Paesi hanno compiuto progressi significativi, mentre ben 155 Paesi non ne hanno compiuti e alcuni hanno addirittura peggiorato il loro punteggio.</p>
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		<title>Interdittive antimafia, calo di oltre il 27% verso lo scorso anno</title>
		<link>https://compliancedesign.it/interdittive-antimafia-calo-di-oltre-il-27-verso-lo-scorso-anno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 10:40:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diminuiscono del 27,4% i provvedimenti (sia comunicazioni che informazioni) emessi dai prefetti per bloccare i rapporti con la Pubblica amministrazione delle imprese sospettate di essere infiltrate dalla criminalità organizzata. Complessivamente passano a 1.488 contro i 2.050 del 2021. È questa la fotografia che emerge dai dati del Ministero dell’Interno. Una importante inversione di tendenza che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Diminuiscono del 27,4% i provvedimenti (sia comunicazioni che informazioni) emessi dai prefetti per bloccare i rapporti con la Pubblica amministrazione delle imprese sospettate di essere infiltrate dalla criminalità organizzata. Complessivamente passano a 1.488 contro i 2.050 del 2021. È questa la fotografia che emerge dai dati del Ministero dell’Interno.</p>
<p>Una importante inversione di tendenza che – per gli addetti al settore – può trovare spiegazione: nelle aumentate attività dell’ufficio antimafia; nella sempre più intensa opera di prevenzione dell’ultimo periodo; ma anche per le novità procedurali introdotte nel novembre 2021 dal decreto legge 152 per favorire la continuità aziendale, che avrebbe allungato i tempi dei provvedimenti per l’obbligo di attivare un contraddittorio con l’impresa per consentirle di spiegare la sua situazione.</p>
<p>Su base regionale, invece, agli estremi della graduatoria troviamo la Calabria con un &#8211; 47,9% e l’Emilia Romagna con un + 119,8%, con la provincia di Reggio Emilia che ha registrato un balzo nell’attività preventiva, passando dalle 15 informazioni interdittive del 2020 alle 106 del 2022.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-5662" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-212x300.jpg" alt="" width="592" height="838" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-212x300.jpg 212w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-724x1024.jpg 724w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-768x1086.jpg 768w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-1086x1536.jpg 1086w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-297x420.jpg 297w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-150x212.jpg 150w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-300x424.jpg 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-696x984.jpg 696w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2-1068x1511.jpg 1068w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2023/01/Copia-di-NEWSLETTER-NR.19-20-2.jpg 1414w" sizes="auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px" /></p>
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		<title>Whistleblowing e direttiva: i 4 punti critici per Confindustria</title>
		<link>https://compliancedesign.it/whistleblowing-e-direttiva-i-4-punti-critici-per-confindustria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2023 09:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un paper al Parlamento Confindustria sottolinea in 4 punti le criticità del recepimento dell’ultima direttiva Ue Il primo riguarda l’ambito soggettivo di applicazione: lo Schema include tra i destinatari della nuova disciplina le imprese con meno di 50 dipendenti che siano dotate di un modello organizzativo 231. Per Confindustria sarebbe invece opportuno l’ambito di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: left;">In un paper al Parlamento Confindustria sottolinea in 4 punti le criticità del recepimento dell’ultima direttiva Ue</h4>
<p style="text-align: left;"><strong>Il primo riguarda l’ambito soggettivo di applicazione:</strong> lo Schema include tra i destinatari della nuova disciplina le imprese con meno di 50 dipendenti che siano dotate di un modello organizzativo 231. Per Confindustria sarebbe invece opportuno l’ambito di applicazione nel settore privato ai soggetti dotati di un modello organizzativo 231 che impieghino più di 50 dipendenti.</p>
<p style="text-align: left;">Secondo quanto si legge nel paper, la formulazione attuale rischierebbe di disincentivare le piccole e medie imprese fino a 50 dipendenti ad adottare o a mantenere il modello 231, con un aggravio di adempimenti che mal si conciliano con le dimensioni organizzative del nostro tessuto produttivo. Di conseguenza, per i soggetti privati che adottano un modello, ma che hanno meno di 50 dipendenti, l’indicazione è di continuare ad applicare l’attuale disciplina sul whistleblowing.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il secondo punto evidenziato fa riferimento al campo di applicazione oggettivo:</strong> lo Schema prevede che le “mere” violazioni del modello 231 potrebbero essere oggetto anche di divulgazioni pubbliche, al pari di quelle del diritto dell’UE e delle altre tipologie di violazioni contemplate.</p>
<p style="text-align: left;">Confindustria ritiene necessario distinguere le corrispondenti violazioni, che dovrebbero essere oggetto di segnalazioni attraverso i soli canali interni, dalla commissione di reati presupposto della responsabilità 231, per i quali risulta invece ragionevole prevedere, ove ne ricorrano i presupposti, l’utilizzo dei canali di segnalazione esterni e della divulgazione pubblica. Come pure andrebbe escluso il ricorso alla segnalazione esterna se quella interna si è conclusa con un provvedimento finale negativo.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il terzo punto riguarda la necessità di un adeguato bilanciamento tra l’emersione delle violazioni e i rischi di danni reputazionali</strong> all’impresa e al segnalato, in presenza di segnalazioni che si rivelino false o infondate.</p>
<p style="text-align: left;">In particolare, Confindustria sollecita: una maggiore precisazione, in tutto il testo del provvedimento, su cosa debba intendersi per “fondati motivi” che le giustificano; contenere la discrezionalità del segnalante &#8211; anche &#8211; in ordine al canale (interno, esterno o tramite divulgazione pubblica) di segnalazione scelto, tenuto conto della necessità, richiesta dalla Direttiva, che il whistleblower ritenga altamente probabile che si sia verificata o si verifichi la violazione e che sia in grado di documentare, o comunque suffragare, in modo adeguato la segnalazione, in linea peraltro con quanto emerge dalla Direttiva e dalle indicazioni dell’ANAC; rafforzare i presidi di natura sanzionatoria, ancor prima che intervenga una condanna in primo grado.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il quarto punto evidenzia la necessità di una specifica disciplina per la tutela della “persona coinvolta” </strong>(ossia la persona fisica o giuridica oggetto della segnalazione o, comunque, interessata dalla stessa), che lo Schema non sembra considerare, nonostante la stessa Relazione illustrativa e la Direttiva ne prevedano la protezione al pari del segnalante; occorre quindi riconoscere alla “persona coinvolta” adeguate prerogative di difesa e reazione.</p>
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		<title>Speciale Survey Compliance</title>
		<link>https://compliancedesign.it/speciale-survey-compliance1/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2022 14:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al pari di altre funzioni aziendali la corretta gestione dei rischi compliance è diventata essenziale per le imprese di qualsiasi dimensione ed i suoi professionisti, poiché garantisce che tutte le attività vengano portate avanti nel pieno rispetto delle regole e della legalità. A leggere i risultati della survey emerge come la compliance non sia più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ">Al pari di altre funzioni aziendali la corretta gestione dei rischi compliance è diventata essenziale per le imprese di qualsiasi dimensione ed i suoi professionisti, poiché garantisce che tutte le attività vengano portate avanti nel pieno rispetto delle regole e della legalità. </span><span class="JsGRdQ">A leggere i risultati della survey emerge come la compliance non sia più solo interpretata come un insieme di meri adempimenti formali, ma come un atteggiamento proattivo alle norme con effetti immediati sulla reputazione dell’organizzazione e quindi sulla fiducia degli stakeholder e sulla sostenibilità economica e di mercato del business.</span></p>
<p class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-4264 alignright" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/Immagine-254x300.png" alt="" width="254" height="300" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/Immagine-254x300.png 254w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/Immagine-150x177.png 150w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/Immagine-300x355.png 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/Immagine.png 335w" sizes="auto, (max-width: 254px) 100vw, 254px" /></span></p>
<p class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ">Oggi le organizzazioni e i loro manager devono essere in grado di sviluppare dei modelli di controllo e di mitigazione dei fattori di rischio che siano efficaci e non mere checklist, più o meno automatizzate e ricche. Devono essere certi che politiche, procedure e processi siano efficaci, diffusi e assimilati ad ogni livello dell’organizzazione e, soprattutto, coerenti al business della società. </span><span class="JsGRdQ">In questo contesto <strong>la funzione compliance sta assumendo un ruolo sempre più strategico, trovando una prima conferma nell’aumentato livello di interesse per il rischio da parte dei vertici aziendali, rilevato nel 65% dei rispondenti, valore che sale al 70% con riferimento agli organismi di controllo.</strong> Dato pressoché confermato anche nelle organizzazioni meno grandi dimensionalmente.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ">Inoltre, <strong>il 93% del campione dichiara di essersi dotato di una apposita funzione compliance</strong>. Dai dati emerge che essa non è solo molto presente in settori altamente regolamentati come il bancario, farmaceutico, assicurativo (anche laddove non obbligati per legge) ma, anche in altri settori, come Tmt (tecnologia, media e telecomunicazioni), trasporti ed energy, si sente l’esigenza di istituire un presidio compliance.</span></p>
<blockquote>
<h4><span class="JsGRdQ" style="color: #808080; background-color: #f8f8f8; font-style: italic;">La funzione risulta sempre più considerata oltre il suo ruolo meramente tecnico configurandosi come </span><span class="JsGRdQ" style="color: #808080; background-color: #f8f8f8; font-style: italic;">un business partner degli altri dipartimenti aziendali senza la quale sarebbe impossibile il raggiungimento degli obiettivi strategici</span></h4>
</blockquote>
<p style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ">A prova della maggiore strategicità anche la sua collocazione funzionale all’interno dell’organizzazione e la sua autonomia e indipendenza verso le altre funzioni aziendali.</span></p>
<p class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ"><strong>Nella maggior parte dei casi il riporto è direttamente ai vertici aziendali,</strong> siano essi il presidente del cda (26%), l’amministratore delegato o il direttore generale (29%) o, per alcune realtà internazionali, al global compliance della casa madre (10%), con i quali si ha un rapporto continuativo finalizzato alla gestione dei rischi di compliance in via preventiva e nel day by day.</span></p>
<p class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ"> <img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4269 alignleft" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/22-103x300.png" alt="" width="157" height="458" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/22-103x300.png 103w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/22-144x420.png 144w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/22-150x437.png 150w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/07/22.png 267w" sizes="auto, (max-width: 157px) 100vw, 157px" /><strong>Nel 46% dei casi la struttura si configura autonoma e indipendente rispetto alle altre funzioni di business e di controllo. </strong></span><span class="JsGRdQ">Nelle organizzazioni dimensionalmente più piccole, per il cosiddetto principio di proporzionalità, la compliance è spesso accorpata alla funzione legale (27%), a quella di risk management (9%) o di internal audit (4%).</span></p>
<p class="_04xlpA direction-ltr align-start para-style-body" style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ">La maggiore consapevolezza da parte delle imprese della necessità di dotarsi di adeguati assetti organizzativi e sistemi di controllo interno e che questi non possano prescindere da una corretta gestione dei rischi di compliance si è tramutata anche in un aumento di risorse dedicate alla funzione: <strong>quasi un rispondente su due (47%) ha dichiarato un aumento degli investimenti sia in termini di personale che di budget nell’ultimo biennio, mentre quasi 2 su tre (62%) hanno dichiarato che l’organizzazione sta pianificando di investire in tecnologia nel prossimo anno.</strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="JsGRdQ">Con l&#8217;emergere di nuovi rischi e normative quasi giornaliere, le organizzazioni, i manager e i consulenti devono essere in grado di adattarsi rapidamente al futuro.</span> <span class="JsGRdQ">La tecnologia è quindi destinata a giocare un ruolo fondamentale favorendo la capacità di collaborare in maniera coordinata con dati affidabili e in real time per migliorare i tempi di risposta e aumentare la resilienza.  […]<span style="color: #cf1717;"> <a style="color: #cf1717;" href="https://www.compliancedesign.it/?smd_process_download=1&amp;download_id=4250"><strong>continua a leggere i risultati della ricerca su &#8220;People in Compliance&#8221;. Clicca per scaricare newsletter!</strong></a></span></span></p>
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		<title>Global Corruption Index 2022: Italia meglio dello scorso anno ma resta al 36º posto</title>
		<link>https://compliancedesign.it/global-corruption-index-2022-italia-meglio-dello-scorso-anno-ma-resta-al-36o-posto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 08:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi & report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Italia occupa la 36a posizione su 196 Paesi e quindi figura tra i Paesi a basso rischio. Anche se la classifica del Paese non è cambiata tra il 2021 e il 2022, l&#8217;Italia sta effettivamente inviando un segnale positivo in quanto quest&#8217;anno ha ottenuto risultati migliori (punteggio di rischio: 29,83) rispetto allo scorso anno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;Italia occupa la 36a posizione su 196 Paesi e quindi figura tra i Paesi a basso rischio. Anche se la classifica del Paese non è cambiata tra il 2021 e il 2022, l&#8217;Italia sta effettivamente inviando un segnale positivo in quanto quest&#8217;anno ha ottenuto risultati migliori (punteggio di rischio: 29,83) rispetto allo scorso anno (punteggio di rischio: 30,12).  Dopo 4 anni di competizione al primo posto tra Finlandia (miglior risultato nel 2019 e 2020) e Danimarca (miglior risultato nel 2018 e 2021), la Norvegia assume per la prima volta la guida dell&#8217;Indice. La Norvegia è seguita da quattro paesi europei: Finlandia (2º), Svezia (3º), Danimarca (4º) ed Estonia (5º).</p>
<p style="text-align: left;">È quanto emerge dal Global Corruption Index (GCI) che dal 2018 misura sia la corruzione pubblica sia quella privata (in base alla sua percezione ed esperienza) nonché altri crimini colletti bianchi, come il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo. Con dati aggiornati, l&#8217;edizione 2022 della GCI offre un punteggio di rischio, rango e valutazione per ben 196 paesi e territori, sulla base di una serie di 42 variabili.</p>
<p style="text-align: left;">La pandemia Covid-19 ha portato programmi straordinari di aiuto finanziario per sbloccare prestiti e crediti il più velocemente possibile, in tutto il mondo. Queste attivazioni emergenziali hanno offerto nuove opportunità per corruzione, tangenti, e per falsificare le dichiarazioni e sottrarre fondi pubblici indebitamente, drenando così le nuove risorse. Anche se il continente europeo rimane ben oltre gli altri continenti (punteggio di rischio: 30), osserviamo un leggero calo quest&#8217;anno che potrebbe essere dovuto ai prestiti agevolati 2020-2021. A seguire, anche l&#8217;Oceania (punteggio di rischio: 40,6) e il Nord America (punteggio di rischio: 43,8) mostrano quest’anno un leggero calo di risultato.</p>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-5107 alignleft" src="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/11/BANNER-300X250-8-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/11/BANNER-300X250-8-300x300.jpg 300w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/11/BANNER-300X250-8-150x150.jpg 150w, https://compliancedesign.it/wp-content/uploads/2022/11/BANNER-300X250-8.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><strong>Valutando non solo la corruzione ma anche i crimini a essa collegati, il Global Corruption Index permette di individuare le carenze di ogni paese. In alcune giurisdizioni si osserva per esempio un grande divario di prestazioni tra la corruzione e altri crimini colletti bianchi.</strong> Nonostante un grado di corruzione relativamente buono (45º posto), gli Emirati Arabi Uniti offrono un livello di trasparenza e di supervisione molto basse, e si trovano in fondo all’Indice per i crimini dei colletti bianchi, tra cui il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (149º posto).</p>
<p style="text-align: left;">Lacune simili possono essere osservate alle Bahamas (63º posto per corruzione, 145º posto per crimini dei colletti bianchi) e a Cipro (38º posto per corruzione, 84º per white collars crime).</p>
<p style="text-align: left;">Il 2022 è anche l’anno dalla competizione FIFA World Cup in programma in Qatar, valutato come un paese a rischio medio nel punteggio aggregato del GCI. Il paese si classifica 73esimo su 196 (punteggio di rischio: 41,56). Le prestazioni del Qatar sono relativamente inferiori quando si tratta di rischi legati ai white collar crimes (87° posto) rispetto ai rischi di corruzione (71° posto).</p>
<p style="text-align: left;">Nel punteggio globale, sia gli Stati Uniti sia la Cina mostrano i primi segni di stabilizzazione dopo i lenti cali degli ultimi anni. Gli Stati Uniti erano scesi progressivamente dalla 24esima alla 35esima posizione tra il 2018 e il 202, prima di tornare alla 31esima posizione quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: left;">Dopo il calo del 2020, la Cina è tornata dalla 139a alla 118a posizione nel 2021, e ora si stabilizza alla 117a. Le migliori prestazioni per regione sono Canada per il Nord America, Uruguay per il Sud America, Norvegia per l&#8217;Europa, Seychelles per l&#8217;Africa, Singapore per l&#8217;Asia e Nuova Zelanda per l&#8217;Oceania. I Paesi che presentano i maggiori rischi nel GCI sono il Sud Sudan, lo Yemen, la Repubblica Democratica del Congo, la Corea del Nord e la Siria.</p>
<p style="text-align: left;">I risultati completi del GCI 2022 sono disponibili al seguente link <a href="https://risk-indexes.com/global-corruption-index">risk-indexes.com/global-corruption-index</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://compliancedesign.it/global-corruption-index-2022-italia-meglio-dello-scorso-anno-ma-resta-al-36o-posto/">Global Corruption Index 2022: Italia meglio dello scorso anno ma resta al 36º posto</a> proviene da <a href="https://compliancedesign.it">ComplianceDesign.it</a>.</p>
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