Cooperative compliance, benefici legati all’interlocuzione scelta

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La collaborazione tra Fisco e contribuente, che trova la sua naturale declinazione nell’ambito della «cooperative compliance» e che quindi, almeno per ora, è limitata alle grandi imprese, deve ampliare la sua azione sia in termini soggettivi sia in termini premiali. Va detto che il percorso di ampliamento dei soggetti interessati è già stato assicurato attraverso, ad esempio, l’inclusione nella procedura dei soggetti che si avvalgono dell’istituto del «gruppo Iva» (articolo 70-duodecies, comma 6 bis, del Dpr 633/72), ovvero con l’abbassamento della «soglia di accesso» al regime a opera del Dm 30 marzo 2020 (abbassamento del volume d’affari o dei ricavi d’ingresso alla procedura da 10 a 5 miliardi).

Sul piano premiale molti chiarimenti sono stati forniti con i provvedimenti attuativi della procedura di cooperative compliance e, da ultimo, con la risoluzione 49/E/2021. Proprio questa recente pronuncia di prassi chiarisce meglio i meccanismi di interlocuzione tra Fisco e contribuente e la portata effettiva delle previsioni di esclusione ovvero di riduzione a metà delle sanzioni applicabili in caso di regolarizzazione, da parte del contribuente, di una situazione di errore precedentemente comunicata al Fisco.

In particolare, questi due effetti premiali operano proprio in relazione ai meccanismi di interlocuzione che nella specifica procedura sono espressamente previsti e disciplinati. Il contribuente può (deve) dialogare con l’organo dell’Agenzia preposto alla procedura attraverso periodiche comunicazioni dalle quali originano delle risposte dell’amministrazione ovvero delle vere e proprie istruttorie in contraddittorio tra le parti, che possono evidenziare delle criticità ovvero delle irregolarità da sanare.

Le comunicazioni del contribuente hanno ad oggetto, in particolare, situazioni suscettibili di generare rischi fiscali ovvero ipotesi che possono rientrare in una «pianificazione fiscale aggressiva». In relazione a tali fattispecie, il contribuente, nell’incertezza operativa, può ottenere delle risposte a interpelli abbreviati (il termine per il fisco in questo caso è di 45 giorni) ovvero dei pareri dell’amministrazione, ovvero l’avvio di una procedura di confronto per addivenire a un accordo.

La differenza tra i due istituti è che il parere, rispetto all’interpello, può anche non essere preventivo, può essere relativo a una analisi di elementi meramente fattuali, può riguardare fattispecie non connotate da obiettive condizioni di incertezza e, soprattutto, non è soggetto a termini perentori.

In ogni caso, in entrambi i casi (interpelli e pareri) la posizione espressa dal Fisco vincola l’amministrazione finché rimangono invariate le circostanze di fatto e di diritto sottese alle specifiche richieste. L’istanza di interpello e la comunicazione con richiesta di parere, se contengono in modo tempestivo ed esauriente le questioni che possono in concreto generare il «rischio fiscale», danno luogo alla riduzione a metà delle sanzioni applicabili e comunque in misura non superiore al minimo edittale. Proprio in riferimento alla misura premiale, la risoluzione 49/E/2021 dà un importante chiarimento consentendo di estendere il beneficio anche in relazione a quei rischi fiscali che sono chiaramente indicati nella «mappa dei rischi», vale a dire in quel sistema di controlli che l’impresa attua per “intercettare” il rischio ovvero evitare che lo stesso si realizzi. L’unico limite è che, in questo caso, occorre far riferimento a rischi fiscali non significativi vale a dire quei rischi che non richiedono, in base ai parametri qualitativi e quantitativi predeterminati un obbligo di comunicazione all’agenzia delle Entrate. La puntualizzazione è di particolare importanza perché risponde in modo più preciso alla funzione che il sistema di prevenzione del rischio fiscale deve raggiungere.

Fonte: Il Sole 24 Ore I 14 settembre 221

Autori: Diego Avolio, Benedetto Santacroce