L’intelligenza artificiale entra nei processi di intelligence finanziaria. Le criptoattività assumono un ruolo crescente nei fenomeni di riciclaggio. Le frodi digitali continuano ad aumentare e si sviluppano in contesti sempre più transnazionali. Sullo sfondo, tensioni geopolitiche, sanzioni internazionali e nuove forme di criminalità economica contribuiscono a ridefinire il perimetro del rischio.
È questa la chiave di lettura più interessante che emerge dal Rapporto Annuale 2025 della UIF. Più che una fotografia dell’antiriciclaggio italiano, il documento restituisce l’immagine di un ecosistema in cui tecnologia, criminalità finanziaria e geopolitica risultano ormai strettamente interconnesse.
Nel 2025 le Segnalazioni di Operazioni Sospette hanno raggiunto quota 162 mila (+11,5% rispetto all’anno precedente), spinte soprattutto dall’aumento delle frodi informatiche, che da sole hanno generato oltre 31 mila segnalazioni. Si tratta di fenomeni caratterizzati da operatività frammentata, forte componente internazionale e crescente utilizzo di strumenti digitali, che rendono più complessa l’individuazione delle reti criminali e il recupero delle somme sottratte.
In questo scenario l’intelligenza artificiale assume una doppia natura. Da un lato viene utilizzata dai criminali, dall’altro rappresenta uno strumento sempre più rilevante per le autorità. La UIF dichiara infatti di utilizzare soluzioni di AI per classificare le segnalazioni, estrarre informazioni, supportare l’analisi finanziaria e migliorare l’efficienza dei propri processi.
La tecnologia può amplificare le capacità di analisi, ma non sostituire il giudizio professionale. Un principio che richiama direttamente i temi di governance, accountability e human oversight oggi al centro del dibattito sull’AI nelle organizzazioni.
Un’altra direttrice di trasformazione riguarda le criptoattività. Il Rapporto evidenzia il loro crescente utilizzo in schemi di riciclaggio, frodi informatiche e modelli di professional money laundering che sfruttano reti decentralizzate, virtual IBAN e arbitraggi normativi tra diverse giurisdizioni. Un’evoluzione che rende sempre più indispensabile una cooperazione internazionale efficace e strumenti di analisi avanzati.
Ma forse il passaggio più significativo è quello che riguarda la cosiddetta geocriminalità: l’impiego di reti criminali e mercati illeciti per finalità geopolitiche, in un contesto in cui conflitti, sanzioni economiche e competizione internazionale incidono sempre più direttamente sui rischi finanziari.
La conclusione che emerge dal Rapporto va oltre il perimetro AML. Antiriciclaggio, cyber risk, frodi digitali, criptoattività, sanzioni e geopolitica non rappresentano più ambiti separati, ma componenti di un unico ecosistema di rischio. Per Compliance, Risk Management, Internal Audit, Legal e Security la sfida non è più soltanto controllare singoli eventi, ma comprendere le connessioni che li legano. Ed è proprio in queste connessioni che si giocherà una parte sempre più importante della governance dei rischi nei prossimi anni.

