Mentre l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha appena approvato il nuovo Regolamento attuativo sul Rating di Legalità – in vigore dal 16 marzo 2026 – Transparency International ha pubblicato l’edizione 2025 dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI), offrendo una fotografia aggiornata del contesto in cui tali strumenti sono chiamati a operare.
Il CPI 2025 restituisce un quadro in peggioramento a livello globale: la corruzione nel settore pubblico cresce anche nelle democrazie consolidate e lo spazio civico si restringe in molti Paesi. L’Italia registra un punteggio di 53, in calo di un punto rispetto al 2024, confermando la 52ª posizione su 182 Paesi. È la seconda flessione consecutiva dopo oltre un decennio di progressivo miglioramento, avviato nel 2012 con un forte investimento sulle politiche di prevenzione e trasparenza.
Secondo Transparency International, il rallentamento italiano è legato anche all’indebolimento di alcuni presìdi anticorruzione: dalla depenalizzazione dell’abuso d’ufficio alla mancanza di una disciplina organica sul lobbying, fino alle criticità in materia di conflitto di interessi e alla sospensione del Registro dei titolari effettivi. Elementi che incidono sulla percezione complessiva dell’integrità pubblica e sull’efficacia del sistema di prevenzione.
È in questo contesto che si colloca il nuovo Regolamento AGCM sul Rating di Legalità. Un intervento che non agisce sul piano della percezione, ma su quello – più strutturale – dei comportamenti organizzativi delle imprese. La disciplina rafforza il legame tra legalità e governance, integrando in modo esplicito profili penali, 231, concorrenziali, consumeristici, fiscali e di anticorruzione, e introducendo obblighi informativi più stringenti e una valutazione della continuità nel tempo.
Il messaggio che emerge dal combinato disposto dei due dati è chiaro: se gli indici internazionali segnalano una difficoltà crescente nel contrasto alla corruzione sul piano sistemico, le Autorità nazionali spingono verso strumenti che rendono la legalità verificabile, misurabile e presidiata nel tempo, almeno sul versante dell’impresa.
Il Rating di Legalità non risolve il problema della corruzione percepita. Ma rappresenta uno dei tentativi più concreti di trasformare la legalità da valore dichiarato a requisito operativo, capace di incidere su accesso al credito, rapporti con la Pubblica Amministrazione e reputazione istituzionale.
In un contesto europeo in cui – come mostra il CPI 2025 – anche Paesi storicamente virtuosi registrano arretramenti, la sfida sembra spostarsi sempre più dalla produzione di norme alla qualità dei presìdi di governance e alla loro effettiva tenuta nel tempo.

