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Dal rischio misurato al rischio che evolve

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Trend analysis, automazione e nuove metodologie europee stanno trasformando il Group Risk Assessment. Il terzo e ultimo appuntamento con il Group AFC di Generali ha approfondito come rendere più dinamica la lettura del rischio e affrontare le sfide poste dall’AMLA, senza perdere qualità del dato e coerenza metodologica.

Un Risk Assessment non esaurisce il proprio valore nella fotografia del rischio in un determinato momento. La sua utilità cresce quando permette di comprendere come quel rischio cambia, quali fattori ne guidano l’evoluzione e dove diventa necessario intervenire. È questa la prospettiva affrontata da Francesco Schippa, Group Anti Financial Crime di Assicurazioni Generali, nel terzo e conclusivo appuntamento del percorso Group Risk Assessment, realizzato con ComplianceDesign.it | Academy & Learning.

Dopo aver approfondito la governance del modello e la sua applicazione nelle diverse realtà del Gruppo, l’incontro si è concentrato su due direttrici: l’evoluzione degli strumenti di analisi e automazione e la revisione metodologica richiesta dal nuovo quadro europeo antiriciclaggio.

Dal dato alla lettura dei trend

Vedi il video dell’incontro

Il primo passaggio riguarda l’affidabilità delle informazioni. Già nella fase di inserimento dei dati, controlli automatici di coerenza consentono di individuare anomalie e incongruenze prima che incidano sul calcolo del rischio. Su questa base si innestano le dashboard sviluppate in Power BI, che restituiscono una visione consolidata di rischio inerente, vulnerabilità dei presidi e rischio residuo, sia a livello di singola entità sia di Gruppo. La possibilità di confrontare gli indicatori nel tempo consente di riconoscere variazioni significative, individuare trend per fattore di rischio, area geografica o business e osservare l’evoluzione dell’efficacia dei controlli.

Il valore di questi strumenti non risiede soltanto nella rappresentazione grafica. Rendere leggibile l’evoluzione del rischio significa trasformare il Risk Assessment in una fonte di informazioni più utile per il management e per le funzioni di controllo, facilitando approfondimenti mirati e decisioni maggiormente consapevoli.

AMLA, verso una nuova metodologia comune

Accanto all’evoluzione tecnologica, il Group Risk Assessment si confronta con un cambiamento regolamentare di portata europea. L’introduzione dell’AMLA e delle nuove metodologie di valutazione rafforza le esigenze di armonizzazione, comparabilità e granularità delle informazioni. Il percorso mantiene la distinzione tra rischio inerente, vulnerabilità e rischio residuo, ma richiede un livello di dettaglio e standardizzazione significativamente maggiore.

Nel modello illustrato, i nuovi requisiti prevedono attualmente 156 data point relativi al rischio inerente e 66 riferiti alla vulnerabilità, con una crescente attenzione anche alla misurazione quantitativa dell’efficacia dei controlli, in particolare nell’ambito della Customer Due Diligence e del Transaction Monitoring. Per un gruppo internazionale, la sfida consiste nell’integrare questo impianto con i requisiti nazionali ancora applicabili e con le specificità dei diversi business.

Armonizzare senza cancellare le differenze

L’evoluzione avviata da Generali prevede una revisione complessiva della metodologia di valutazione dei rischi AML, CFT e International Sanctions, attraverso un approccio che combina indirizzo centrale e contributi delle entità locali. Il nuovo modello manterrà articolazioni specifiche per settore assicurativo, asset management e istituzioni creditizie, integrando al contempo le diverse componenti del rischio in una visione AFC più ampia. Anche l’implementazione seguirà un percorso progressivo, coinvolgendo inizialmente le società europee e successivamente quelle extra-UE.

La standardizzazione, dunque, non coincide con l’uniformità assoluta: richiede regole comuni capaci di rappresentare correttamente realtà operative differenti.

La qualità del dato come condizione di affidabilità

L’aumento dei data point, l’integrazione dei sistemi e la maggiore granularità delle analisi rendono ancora più centrale la qualità delle informazioni. Controlli bloccanti, verifiche automatiche e collaborazione tra funzioni di controllo e strutture operative diventano condizioni necessarie per sostenere un modello più articolato, senza comprometterne affidabilità e tracciabilità.

Si chiude così il percorso dedicato all’esperienza del Group AFC di Generali, dalla costruzione di una metodologia comune alla sua applicazione operativa, fino alle prospettive di evoluzione. Ne emerge una considerazione: la maturità del Risk Assessment non dipende soltanto dalla capacità di misurare correttamente il rischio, ma anche da quella di interpretarne l’evoluzione e adattare nel tempo strumenti, metodologie e controlli.

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