Leonardo: «No a contratti con controparti indagate»

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«No ai contratti con controparti indagate». Un annuncio importante, proveniente direttamente dal Compliance Council di Leonardo, appuntamento del management di Piazza Monte Grappa giunto alla sua quinta edizione.

Una decisione importante che esclude di fatto dagli affari con la società quegli interlocutori i cui nomi compaiano nei fascicoli di un pubblico ministero. Scelta che supera la barriera del rinvio a giudizio quale condizione per “congelare” i rapporti di affari con le controparti, sia dirette che indirette.

Ovviamente il “blocco” avviene soltanto nei casi di reati considerati gravi quali i reati legati al riciclaggio, quelli associativi ma anche concussione e corruzione pubblica e privata.

«L’articolo 346 bis del codice penale – ha spiegato al Sole 24 ore Andrea Parrella (in foto), Group General Counsel di Leonardo – non esclude l’imputazione eventuale della società in caso di traffico di influenze illecite, e questo anche per attività svolte all’estero. Pertanto le società del gruppo Leonardo non potranno sottoscrivere contratti di Lobbying».

L’appuntamento ha rappresentato, inoltre una occasione di confronto sui temi della compliance.

«La funzione compliance riveste un ruolo fondamentale e pervasivo perché concorre quotidianamente a proteggere e rafforzare quello che è l’asset di maggior valore per un’azienda: il suo buon nome, la sua reputazione. A questo è legata la fiducia di partner, clienti, fornitori, le nostre persone, l’opinione pubblica», ha dichiarato l’ad Alessandro Profumo.

«La gestione sleale del business e la mancata trasparenza si rivelano sempre un boomerang negativo per la reputazione. Ecco perché l’integrità è un valore assoluto, che appartiene all’etica personale oltre che prima ancora che a quella aziendale. La compliance ne è la diretta e chiara espressione», ha riferito.

Profumo ha poi aggiunto: «In questo senso, Leonardo, con il percorso intrapreso in questi anni, è pienamente in linea con l’impegno europeo, che proprio recentemente, in occasione della Settimana Internazionale della Democrazia non solo ha richiamato gli Stati Membri alla responsabilità sui temi dei diritti umani, ma ha anche ribadito l’urgenza di una legislazione uniforme in materia di compliance aziendale. Leonardo, ben consapevole di questa urgenza, – ha sottolineato Profumo – sta già monitorando tutta la catena del valore dell’attività di impresa, tenendo conto anche della criticità generalmente insita in alcuni processi e relazioni. Da qui il rafforzamento del nostro Trade Compliance Programme. Ciò ci ha spinti a intensificare e velocizzare i nostri controlli etico/reputazionali. E posso dire che ci siamo riusciti, senza mai abbassare i nostri standard di verifica».