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Quando il controllo diventa parte del gioco

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Nel suo libro “Se vuoi un campione in casa comincia ad allenarti tu!“, Claudio Giulietti intreccia due dimensioni solo apparentemente lontane: l’esperienza personale di padre che accompagna i figli nella loro passione per la pallacanestro e un lungo percorso professionale maturato all’interno di alcune delle più complesse organizzazioni finanziarie e industriali.

Da un lato, oltre dieci anni vissuti a bordo campo nel mondo dello sport giovanile, osservando da vicino le dinamiche di squadra, la crescita individuale, il rapporto tra regole, errori e apprendimento. Dall’altro, una carriera pluridecennale nei sistemi di controllo, nella governance e nell’internal audit, con responsabilità crescenti in gruppi bancari internazionali e, più recentemente, in un contesto fintech regolamentato.

È proprio dall’incontro tra queste due esperienze – il campo da basket e il “campo” organizzativo – che nasce il libro. Non come esercizio teorico, ma come riflessione concreta su come le regole, se ben disegnate e vissute, possano abilitare la performance; su come il controllo possa trasformarsi in cultura; e su come la leadership, nello sport come nel lavoro, sia prima di tutto capacità di osservazione, relazione e responsabilità condivisa.

Regole che abilitano il gioco

Nel basket, osserva Giulietti, le regole non limitano il talento, ma lo rendono possibile. La regola del palleggio ne è l’esempio più evidente: un vincolo che dà ritmo, struttura e controllo al gioco. È l’equilibrio tra libertà e responsabilità che permette alla squadra di funzionare. Lo stesso vale nelle organizzazioni. I sistemi di controllo sono efficaci quando rafforzano la cultura e orientano i comportamenti, non quando si trasformano in burocrazia o sfiducia. Quando regole e cultura sono allineate, le persone decidono meglio anche in autonomia; quando questo equilibrio si rompe, emergono rigidità o ambiguità, entrambe dannose.

La leadership come capacità di osservazione

Nel basket il playmaker è chi legge il gioco prima degli altri. Per Giulietti, questa è una metafora chiave della leadership: osservare, comprendere il contesto e anticipare le dinamiche prima di intervenire. Richiamando l’esperienza di Dan Peterson, il libro mostra come la performance nasca spesso dalla qualità della relazione più che dalla sola competenza tecnica. Anche nelle organizzazioni, decisioni prese senza una reale lettura del contesto risultano formalmente corrette ma culturalmente inefficaci. Saper osservare richiede ascolto e presenza, competenze decisive per una leadership consapevole.

Oltre la tecnica: il valore delle competenze relazionali

Nel basket, come nel lavoro, i fondamentali sono necessari ma non sufficienti. Il passaggio, racconta Giulietti, è prima di tutto un atto di fiducia: affidare una responsabilità, non solo eseguire un gesto tecnico. Le competenze tecniche sono la base, ma sono quelle relazionali a rendere sostenibili i risultati. Senza ascolto, comunicazione e fiducia, anche il talento più elevato rischia di rimanere isolato.

Errore e apprendimento

Nel basket l’errore è parte del gioco. La solidità di una squadra si misura nella capacità di reagire e imparare rapidamente, non nell’assenza di sbagli. Nelle organizzazioni, una cultura matura è quella che affronta l’errore come occasione di apprendimento, non come colpa. Come ricorda Giulietti citando Giannis Antetokounmpo, non esiste fallimento, ma un percorso fatto di passaggi necessari verso il successo.

Il gioco collettivo della leadership

Il messaggio centrale del libro è che il successo nasce dal gioco di squadra. Il lavoro, come il basket, si vince insieme, quando responsabilità, fiducia e chiarezza convivono. La leadership efficace non è controllo totale, ma creazione di contesti in cui le persone possano esprimere il meglio di sé. È un allenamento quotidiano fatto di visione, presenza e passione.

Il ruolo delle emozioni

Un tema spesso trascurato è il ruolo delle emozioni nella performance. Nel basket, entusiasmo, paura e fiducia influenzano ogni azione di gioco; un atleta rende al meglio quando si sente sostenuto. Lo stesso vale nelle organizzazioni. Riconoscere e gestire le emozioni è una competenza centrale per costruire team resilienti. È anche su questo piano, meno visibile ma decisivo, che oggi si misura la qualità della leadership.

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