Il progressivo consolidamento del settore crypto sta spostando il focus ben oltre i tradizionali presidi antiriciclaggio, portando al centro del dibattito temi come fiscalità, trasparenza e responsabilità. In questo quadro si inserisce il talk “Oltre l’AML. Fiscalità, reporting e nuove responsabilità per fintech e crypto”, organizzato da ComplianceDesign.it in collaborazione con ASSOCASP, EY Forensic & Integrity Services e Simbari Avvocati Penalisti, che ha visto il confronto tra Paolo Luigi Burlone, Stefano Capaccioli, Andrea Conso, Valerio Vallefuoco, Giorgio Vaselli e Armando Simbari, con la moderazione di Fabrizio Vedana.
Il punto di partenza è rappresentato dal regolamento MiCAR, che introduce per la prima volta un quadro organico europeo sulle cripto-attività. L’impostazione adottata mira a ricondurre un ecosistema nativamente decentralizzato entro logiche di mercato vigilato, attribuendo ai Crypto Asset Service Provider un ruolo centrale e imponendo loro strutture organizzative e presidi di controllo assimilabili a quelli degli intermediari finanziari tradizionali. Ne deriva un sistema più ordinato, ma non privo di complessità, soprattutto nella qualificazione delle diverse tipologie di cripto-attività e nella loro interazione con le normative esistenti.
Se la regolazione prova a costruire un’infrastruttura, il piano fiscale restituisce invece un quadro ancora in assestamento. L’introduzione nel 2023 di una disciplina specifica ha colmato un vuoto normativo, ma l’evoluzione successiva ha evidenziato elementi di instabilità, tra modifiche di aliquote, interventi interpretativi e ambiguità applicative. La stessa individuazione delle fattispecie imponibili, come le plusvalenze o gli altri proventi, non sempre si adatta in modo lineare alle caratteristiche delle cripto-attività, rendendo la gestione fiscale particolarmente complessa.
Le difficoltà emergono con ancora maggiore evidenza in ambiti specifici come il mining e lo staking, che sfuggono alle categorie tradizionali e tendono ad avvicinarsi, per caratteristiche organizzative, a vere e proprie attività d’impresa, pur in assenza di riferimenti normativi chiari sul momento impositivo. Analogamente, per le società che detengono cripto-attività manca un inquadramento univoco, con soluzioni contabili e fiscali che oscillano tra diverse interpretazioni e che richiedono valutazioni caso per caso.
Parallelamente, il tema della trasparenza sta assumendo un ruolo sempre più centrale. L’introduzione della DAC8 e dei meccanismi di scambio automatico di informazioni segna un cambio di paradigma, estendendo anche alle cripto-attività logiche già consolidate nei mercati finanziari tradizionali. In prospettiva, le informazioni saranno condivise tra amministrazioni fiscali su scala internazionale, riducendo significativamente gli spazi di opacità e rendendo inefficaci strategie basate su operatori esteri o trasferimenti di residenza.
In questo contesto, cresce il ruolo degli intermediari come “sentinelle” del sistema. CASP, banche e professionisti sono chiamati non solo a presidiare i rischi di riciclaggio, ma anche a contribuire attivamente alla trasparenza e alla correttezza fiscale, attraverso adeguati sistemi di controllo e competenze specialistiche. Allo stesso tempo, l’aumento del patrimonio informativo a disposizione delle autorità sta rendendo i controlli sempre più mirati, spingendo verso un approccio proattivo alla compliance e alla ricostruzione delle operazioni pregresse.
A completare il quadro si collocano i profili di responsabilità penale, che riguardano in primo luogo i contribuenti, ma che possono estendersi anche a intermediari e professionisti nei casi di carenze nei presidi o di contributo attivo a condotte illecite.
Nel complesso, il passaggio “oltre l’AML” rappresenta un’evoluzione della compliance verso un modello più ampio e integrato, in cui fiscalità, trasparenza e governance diventano elementi imprescindibili. Il settore crypto entra così in una fase di progressiva normalizzazione, che richiede maggiore consapevolezza, competenze multidisciplinari e una capacità di adattamento all’altezza della complessità del contesto.

