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Quando il nome non basta: la sfida dell’identificazione

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Le più recenti evoluzioni normative e giurisprudenziali stanno cambiando il modo di leggere uno dei fenomeni più comuni nei processi di screening AML e nelle procedure di third-party risk assessment. Le omonimie non sono più soltanto un problema operativo: stanno diventando un indicatore della qualità delle decisioni di compliance.

Chi opera quotidianamente in una funzione antiriciclaggio conosce bene la scena. Il sistema di screening restituisce un alert; l’operatore apre la scheda e si trova davanti un nominativo che coincide con quello di un soggetto presente in una lista sanzioni, in una banca dati PEP o in una notizia di adverse media. Nome e cognome corrispondono. L’età è compatibile. L’area geografica pure. Ma è davvero la stessa persona?

È una domanda apparentemente semplice, ma da cui dipendono l’onboarding di un cliente, l’avvio di una relazione commerciale o, nei casi più delicati, la decisione di interromperla. Prima ancora di valutare un rischio, infatti, occorre essere certi di aver identificato il soggetto corretto.

I sistemi di screening sono progettati per privilegiare la sensibilità rispetto alla precisione: meglio un alert in più che un vero hit mancato. Il risultato è noto a chi gestisce questi processi. Tra il 12% e il 18% dei soggetti sottoposti a screening genera un alert iniziale, tuttavia dopo l’attività di qualificazione i casi realmente rilevanti si riducono mediamente a circa il 2%. In sintesi, oltre l’80% degli alert è costituito da omonimie, traslitterazioni, varianti ortografiche o semplici coincidenze anagrafiche.

Per anni tutto questo è stato considerato un inevitabile costo operativo. In realtà rappresenta soltanto la superficie del problema.

Ogni alert non risolto significa tempo sottratto agli analisti, verifiche manuali, pratiche che rallentano e clienti che attendono una risposta: nel frattempo, il concorrente potrebbe aver già concluso l’operazione. Ma esiste un rischio ancora meno visibile. Quando la maggior parte degli alert si rivela infondata, aumenta il cosiddetto alert fatigue: il rumore cresce, l’attenzione inevitabilmente diminuisce e diventa più difficile distinguere il vero segnale dalle centinaia di corrispondenze prive di rilievo. Il paradosso è evidente: un sistema progettato per aumentare il livello di controllo può rendere più complessa proprio l’individuazione dei rischi reali.

Negli ultimi anni, inoltre, il tema ha assunto una dimensione che va oltre l’efficienza dei processi. La sentenza Schufa della Corte di Giustizia dell’Unione europea e un recente provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali hanno richiamato l’attenzione sulla qualità delle informazioni utilizzate e sull’affidabilità dei processi di identificazione. Il messaggio è chiaro: quando una decisione si fonda su un’associazione anagrafica errata, l’evento esce dal perimetro della compliance antiriciclaggio e passa nel campo della correttezza e della legittimità del processo decisionale.

È una prospettiva destinata ad assumere un peso ancora maggiore con l’entrata in applicazione del nuovo Regolamento europeo antiriciclaggio (AMLR) e con l’avvio dell’AMLA. La sfida consisterà nel dimostrare come un semplice match possa trasformarsi in un’identificazione affidabile, documentata e difendibile, capace di coniugare efficacia dei controlli, qualità del dato e sostenibilità operativa.

È da questa prospettiva che prenderà avvio il webinar Quando il nome non basta. Il rischio nascosto delle omonimie e dei falsi positivi nei controlli di compliance, organizzato da CHEOPE Risk Management il prossimo 1° ottobre in collaborazione con ComplianceDesign.it.

Nel corso dell’incontro, Alfredo Lori, Consigliere Delegato di CHEOPE Risk Management, e Silvia Mazza Responsabile Operativa Servizi AML- KYC porteranno l’esperienza maturata nell’attività quotidiana di supporto a intermediari e soggetti obbligati, analizzando il contesto in cui si genera questo fenomeno e i processi per ottimizzare la qualificazione degli alert integrando dati, metodologia e competenze specialistiche. L’obiettivo dell’evento è duplice e consiste nel migliorare i processi operativi e quelli decisionali, rendendo ogni scelta di compliance difendibile in sede di audit e ispezione.

Clicca l’immagine di seguito e scopri di più >>>

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