Homearee e settoriSanzioni, rischio geopolitico e nuovi obblighi AML: cosa cambia davvero dopo la...

Sanzioni, rischio geopolitico e nuovi obblighi AML: cosa cambia davvero dopo la Comunicazione UIF del 7 maggio 2026

Published on

Le misure restrittive non sono più soltanto uno strumento di politica internazionale. Entrano sempre di più nei processi operativi di imprese, banche, professionisti e intermediari, ridefinendo il concetto stesso di rischio AML e il perimetro delle responsabilità organizzative.

La Comunicazione pubblicata il 7 maggio 2026 da UIF – Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia si inserisce in questo scenario, segnato dall’inasprimento delle tensioni geopolitiche e dal crescente utilizzo delle sanzioni economico-finanziarie come leva strategica di politica estera e sicurezza.

A rendere il quadro ancora più rilevante è il recepimento della direttiva (UE) 2024/1226 attraverso il d.lgs. 30 dicembre 2025, n. 211, che introduce una svolta significativa: la violazione delle sanzioni europee entra stabilmente nell’area del diritto penale.

Ne abbiamo parlato con Giuseppe Sciarretta (in foto a sx) e Vincenzo Bollino (in foto a dx).

La Comunicazione UIF del 7 maggio 2026 segna davvero un cambio di passo?

Assolutamente sì. Le misure restrittive non possono più essere gestite come un semplice controllo documentale o come uno screening automatico. Oggi UIF e legislatore chiedono agli operatori una capacità concreta di leggere il rischio e soprattutto di intercettare possibili strategie di aggiramento.

Il nuovo impianto introdotto dal d.lgs. 211/2025 amplia infatti in modo significativo il presidio penalistico. Non vengono colpite soltanto le violazioni dirette delle misure restrittive, ma anche le condotte elusive, gli inadempimenti informativi e alcune ipotesi colpose.

Il vero cambio di paradigma è proprio questo: si passa dal mero rispetto formale delle liste sanzionatorie alla capacità effettiva di individuare dinamiche di elusione.

Quali sono oggi i principali rischi osservati dalla UIF?

La UIF richiama l’attenzione su modelli operativi ormai ricorrenti: strutture societarie opache, soggetti interposti, triangolazioni tramite paesi terzi, utilizzo di cripto-attività e IBAN virtuali.

Oggi il rischio è sempre meno lineare. Operazioni apparentemente lecite possono nascondere logiche elusive molto sofisticate.

Particolarmente esposti risultano alcuni comparti sensibili, tra cui energia, lusso, tecnologia e beni dual use. La criticità è che il collegamento con soggetti sanzionati spesso non emerge immediatamente. Serve quindi un’analisi molto più profonda del titolare effettivo, delle relazioni economiche e della coerenza complessiva dell’operazione.

Cosa cambia sul fronte delle segnalazioni di operazioni sospette?

La Comunicazione UIF sembra voler superare un approccio puramente meccanico.

La presenza di un alert o di un match non basta. Ma allo stesso tempo nemmeno la sua assenza può escludere automaticamente il rischio.

Gli operatori devono sviluppare capacità di valutazione qualitativa. La compliance non può limitarsi a verificare se un nominativo compare o meno in una lista sanzionatoria. Occorre comprendere struttura, finalità economica, provenienza dei fondi e logiche complessive dell’operazione.

Quanto inciderà tutto questo sui modelli di governance?

L’impatto sarà trasversale. Le sanzioni internazionali stanno diventando un tema di governance integrata che coinvolge AML, compliance, legale, risk management, procurement e persino le funzioni commerciali.

La Comunicazione UIF spinge verso un rafforzamento dell’adeguata verifica, una maggiore attenzione al titolare effettivo, una più ampia condivisione delle informazioni tra funzioni aziendali e un investimento crescente sulla formazione del personale.

Il punto oggi non è soltanto evitare la violazione della norma. È capire come cambia il rischio in un contesto internazionale sempre più instabile.

Qual è la vera sfida per operatori e imprese?

Le misure restrittive non possono più essere considerate un presidio specialistico separato dal resto dei sistemi di controllo. Stanno diventando un elemento strutturale della governance del rischio.

La vera sfida sarà sviluppare un approccio proattivo e integrato: meno checklist e più capacità di interpretare contesti, relazioni e comportamenti.

Iscriviti alla newsletter!

Be the first to find out all the latest news and events!

Latest articles

Compliance dentro le decisioni: il modello MultiMedica tra integrazione e governance operativa

Nel Gruppo MultiMedica, la formalizzazione nel 2024 del Dipartimento Affari Generali, Legali & Compliance...

La compliance non è in ritardo. È fuori fuoco

“Non è una compliance per vecchi” è il titolo del talk ospitato da EY...

Dal prospetto informativo al white-paper. Le nuove regole introdotte dalla MiCAr

Martedì, 26 maggio ore 15:00 I evento online. Con la MiCAR, il mercato dei crypto-asset...

AI Act: il problema non è capirlo. È applicarlo.

E, soprattutto, decidere chi se ne assume la responsabilità. L’AI Act è già entrato nel...

More like this

Compliance dentro le decisioni: il modello MultiMedica tra integrazione e governance operativa

Nel Gruppo MultiMedica, la formalizzazione nel 2024 del Dipartimento Affari Generali, Legali & Compliance...

La compliance non è in ritardo. È fuori fuoco

“Non è una compliance per vecchi” è il titolo del talk ospitato da EY...

Dal prospetto informativo al white-paper. Le nuove regole introdotte dalla MiCAr

Martedì, 26 maggio ore 15:00 I evento online. Con la MiCAR, il mercato dei crypto-asset...