HomenewsTitolari effettivi, fiduciarie e alla riservatezza: cosa cambia dopo la sentenza della...

Titolari effettivi, fiduciarie e alla riservatezza: cosa cambia dopo la sentenza della Corte UE

Published on

La sentenza del 21 maggio 2026 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul registro dei titolari effettivi di trust e istituti affini riporta al centro del dibattito il delicato tema dell’equilibrio tra trasparenza, prevenzione del riciclaggio e tutela dei diritti fondamentali. Ne abbiamo parlato con Rossano Ruggeri, Presidente di Across Fiduciaria, tra i protagonisti del contenzioso che ha portato la questione davanti ai giudici europei.

Presidente Ruggeri, qual è il principale messaggio che emerge dalla sentenza?

La Corte ha riaffermato un principio fondamentale: la trasparenza rappresenta uno strumento imprescindibile nella lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, ma non può essere perseguita sacrificando in modo indiscriminato i diritti fondamentali della persona. L’accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva deve quindi essere accompagnato da criteri di proporzionalità, ragionevolezze e adeguate garanzie di tutela. È un principio di equilibrio molto importante, non soltanto per il settore fiduciario, ma più in generale per l’intero ordinamento europeo.

La sentenza mette in contrapposizione trasparenza e riservatezza?

Assolutamente no. Ed è proprio questo, a mio avviso, il punto centrale della decisione. La Corte conferma che riservatezza, legalità e trasparenza non sono valori incompatibili. Possono e devono convivere all’interno di un sistema equilibrato, nel quale l’interesse pubblico alla prevenzione degli illeciti viene tutelato senza comprimere oltre il necessario i diritti individuali. La riservatezza non deve essere confusa con l’opacità. Esiste una differenza profonda tra tutela legittima della sfera privata e assenza di controlli. La sentenza si colloca esattamente su questo crinale.

Nel dibattito si è parlato molto del rapporto tra mandato fiduciario e trust. È questo il vero tema?

A nostro avviso no. La questione non è mai stata stabilire quanto il mandato fiduciario sia assimilabile al trust. Il vero tema riguarda invece il corretto bilanciamento tra obblighi di trasparenza e tutela della riservatezza patrimoniale e personale del cliente, nel rispetto dei principi europei di proporzionalità e ragionevolezza. Per questo motivo ritengo che oggi sarebbe utile aprire una riflessione più ampia sulla specificità del mandato fiduciario italiano e sulla funzione che esso continua a svolgere all’interno del nostro sistema giuridico.

Che ruolo può svolgere oggi una fiduciaria in questo equilibrio?

La fiduciaria vigilata rappresenta, a mio giudizio, uno dei modelli più avanzati di “riservatezza regolata”. Non crea opacità, ma consente di mantenere protette determinate informazioni nei confronti dei terzi, garantendone al tempo stesso la piena conoscibilità da parte delle autorità competenti e degli organismi di vigilanza. La società fiduciaria è infatti soggetta a obblighi di adeguata verifica, monitoraggio continuativo, tracciabilità e segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio. Proprio per questo riesce a contemperare esigenze apparentemente contrapposte: tutela della riservatezza da un lato e presidio della legalità dall’altro.

Quale auspicio ha dopo questa pronuncia?

Mi auguro che questa sentenza contribuisca a riportare il confronto su basi giuridiche più equilibrate e coerenti con i principi dell’ordinamento europeo.

Credo inoltre che questa vicenda abbia dimostrato come il modello fiduciario italiano possa ancora rappresentare uno strumento moderno, evoluto e pienamente compatibile con le esigenze di trasparenza e sicurezza del sistema economico-finanziario.

Iscriviti alla newsletter!

Be the first to find out all the latest news and events!

Latest articles

Un’ora al giorno: su cosa dovrebbe formarsi oggi un compliance officer?

Per anni abbiamo pensato che fare compliance significasse soprattutto conoscere norme, interpretarle correttamente e...

AI Act: dalla norma alla governance reale

E, soprattutto, decidere chi se ne assume la responsabilità. L’AI Act è già entrato nel...

Dalla compliance centralizzata al presidio diffuso: la svolta di Fastweb + Vodafone

Un modello organizzativo della compliance che non è più basato esclusivamente su una funzione...

Luca Lambruschi nominato Responsabile Compliance di Banco BPM

Luca Lambruschi è stato recentemente nominato Responsabile Compliance di Banco BPM. La nomina arriva...

More like this

Un’ora al giorno: su cosa dovrebbe formarsi oggi un compliance officer?

Per anni abbiamo pensato che fare compliance significasse soprattutto conoscere norme, interpretarle correttamente e...

AI Act: dalla norma alla governance reale

E, soprattutto, decidere chi se ne assume la responsabilità. L’AI Act è già entrato nel...

Dalla compliance centralizzata al presidio diffuso: la svolta di Fastweb + Vodafone

Un modello organizzativo della compliance che non è più basato esclusivamente su una funzione...